Quest’oggi il tecnico biancoceleste Simone Inzaghi ha risposto ad alcune domande poste dagli alunni dell’Istituto Leonardo da Vinci di Via Cavour.

“Siamo molto contenti di essere qui per partecipare a questo incontro. Ad un bambino direi di avvicinarsi al calcio per divertirsi, lo sport è la cosa più bella del mondo. Il pallone in particolare è fantastico. Ho iniziato a giocare perché mi divertivo con mio fratello da piccolo, piano piano ci piaceva sempre di più questo sport, avevamo buone qualità ed abbiamo continuato. Siamo riusciti a diventare dei calciatori ed, allo stesso tempo, a diplomarci. Si inizia per divertimento, poi se si ha la fortuna di far diventare il calcio una professione è meglio. Pochi come noi riescono a realizzare questo sogno ed è bene dunque portare avanti gli studi: se si riesce a trasformare un gioco in un lavoro è buono.

È difficile mantenere la calma nonostante alcuni episodi, ma noi dobbiamo esser bravi a restar concentrati solo sul calcio giocato: la classe arbitrale italiana è ben preparata ed inoltre molto professionale, ma alcuni episodi ci hanno penalizzati. Non penso alla malafede: gli arbitri sanno fare il loro mestiere, noi siamo stati sfortunati in alcune circostanze e dovremo restare attenti e pensare al campo.

Quest’anno giocando anche in Europa League siamo molto impegnati: abbiamo condotto dei grandi cammini nelle varie competizioni, abbiamo preso parte a tante partite ed a volte può capitare anche di disputare tre trasferte in una settimana. Il calendario è più intenso rispetto lo scorso anno, si sta meno a casa. Gli affetti però sono molto importanti: ho due figli ed una compagna, quando sono a casa provo a staccare pensando ad altro. Viviamo in una città nella quale il calcio è molto sentito: i tifosi, quando ci incontrano, ci parlano sempre di calcio, ma riesco comunque a svolgere una vita normale da vero padre.

Sono stato prima un calciatore e poi un allenatore: negli ultimi anni della mia carriera ho giocato poco per problemi fisici. Quest’anno abbiamo una rosa di 26 uomini e la domenica ne giocano solo 11: ho avuto la fortuna di partecipare con la mia squadra a tre competizioni e tutti i miei calciatori sono riusciti a giocare: coinvolgo sempre ogni interprete, sapendo che ci sono tante sfide. Per disputare 50 gare in una stagione serve un gruppo intero, è necessario portare avanti tutti gli uomini e ricevo da questi sempre il massimo. Il gruppo mi segue e ciascuno aiuta la squadra quando viene chiamato in causa. Ora sono l’allenatore della Lazio ed un tecnico deve avere sempre un buon dialogo con i propri uomini. Quando ero calciatore, con educazione, chiedevo a volte delle spiegazioni al mio allenatore ed ho sempre trovato massima disponibilità: con i miei calciatori ho instaurato dunque un rapporto basato sulla stima reciproca. La domenica posso schierare solo 14 giocatori, provo a fare le scelte migliori. Finita la partita, se le cose vanno bene, sei un grande allenatore, altrimenti sei esposto a critiche sulle scelte stesse. Qualche ragazzo mi ha chiesto delle spiegazioni e provo sempre a darle, ma il rispetto è alla base di tutto”.