Il regista, sceneggiatore e scrittore italiano Paolo Genovese è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Channel, 233 di Sky.

“Ieri, durante la cena di Natale è stato proiettato un video importante, ma soprattutto un momento meraviglioso per ricordare lo Scudetto del 1974. Se fossimo stati in America avrebbero realizzato un film in merito. Quella era una squadra che dalla cadetteria salì in A e lottò subito per conquistare lo Scudetto. Pur non facendola per un soffio, i biancocelesti non si abbattono e lo conquistano l’anno dopo, nel 74’. Il messaggio che ci lasciarono è che con l’umiltà e la forza un collettivo può raggiungere qualsiasi risultato. L’obiettivo del mio video era quello di trasmettere un messaggio di lazialità, bisogna conoscere le proprie radici e il proprio passato. Tutti i giocatori dovrebbero sapere a memoria il DNA della propria squadra. Un team che ha portato il calcio a Roma, un momento di storia.

Per qualsiasi tifosi lo slogan deve essere “troppo amore”. All’aspetto razionale ci deve essere anche quello irrazionale ed emotivo. Mi è capitato di essere in polemica con la Lazio, come se fosse un figlio, questo è sinonimo di affetto e legame. I tifosi della Lazio sono speciali, abituati a subire ed a reagire. Ai nuovi calciatori che arrivano a vestire la maglia biancoceleste bisogna far capire il pubblico che li va a sostenere. Il popolo laziale è sempre vicino alla squadra in ogni momento. Il fatto più importante è mettercela tutta, in quel caso va bene qualsiasi risultato. Vincere è importante, ma non è tutto.

Le ultime due partite sono state clamorose, con la Sampdoria è successo qualcosa di eclatante, direi che è sfortuna. Vorrei vedere più fame e cattiveria, sia per i calciatori stessi che per i propri tifosi. Vogliamo la Lazio in Champions League, sempre per un soffio non riusciamo a raggiungere questo traguardo lo scorso anno. Mi è molto simpatico Ciro Immobile e Lulic, ma alla fine adoro tutti. È come chiedere se vuoi più bene a mamma o papà. L’importante è essere uniti e compatti, remando tutti per un unico obiettivo”.