Renato Miele, ex difensore biancoceleste, è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Radio, 89.3 FM.

“Il ritiro ai miei tempi serviva per conoscersi, oggi invece diventa più problematico viste le varie nazionalità. Prima c'era più dialogo, ti aiutava a conoscerti meglio. Negli ultimi anni è uscita la preparazione personalizzata, in passato non c'era, è giusto che il ritmo lo decida l'allenatore. Prima si andava solo in montagna mentre ora non è più così. Oggi molti rimangono in sede anche per abituare il calciatore a tornare alle abitudini dopo le vacanza ma la montagna aiuta a mantenere il ritmo nel corso della stagione.

Oggi in ritiro ci sono molti tifosi, molti club la incentrano sul merchandising. Prima le società pagavano per fare il ritiro in un certo posto, oggi invece c'è quasi un'asta a chi offre di più, con i comuni che fanno di tutto per ospitare la squadra. Così il ritiro appare in modo diverso, non c'è più la concentrazione del passato. La presenza di numerosi tifosi è ovvio che un po' possa condizionare l'attività di preparazione alla stagione calcistica. Ai miei tempi avevo a che fare con tifosi educati, oggi invece la figura del tifoso si è trasformata in cliente quindi è giusto che pretenda anche cose in più. Prima veniva anche per conoscere qualche personaggio nuovo, era spinto dalla curiosità mentre oggi si punta più a conoscere l'intera squadra.

Trenta anni fa nessun tifoso avrebbe mai pensato di programmare un viaggio in base alla sua squadra del cuore mentre ora giustamente pretende qualcosa visto che è come se avesse comprato un pacchetto turistico. Per me il giocatore ha bisogno di concentrazione ma adesso ha un tipo di contratto che giustamente lo impone alle condizioni della società. Ai miei tempi la tournée era una vacanza perché si faceva a fine stagione mentre oggi per soldi si fa all'inizio e questa è una cosa che condiziona la stagione”.