César Aparecido Rodrigues, ex centrocampista biancoceleste, è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Lazio Style 1900 Official Magazine. Questa l'intervista integrale.

"Il gol nel derby del 2005 fu una liberazione, è stata la mia prima vittoria contro la Roma. La Lazio non la batteva da 5 anni. Vivevamo un momento difficile in campionato e loro aveva appena pareggiato. Il 2-1 arrivò al momento giusto, quando vidi la palla in rete non capii più niente. Fu una vittoria fondamentale per il resto della stagione, i tifosi ancora mi fermano e scrivono per quel gol".

Come fu la vigilia?
"Eravamo tutti carichi, soprattutto Di Canio. Trasmise la voglia di vincere ai nuovi arrivati, io invece ero a Roma da tempo e già sapevo cosa significasse un derby per i tifosi. Non avevamo tante qualità ma volevamo solamente vincere, i gemelli Filippini furono pazzeschi".

Arrivi in Italia giovanissimo, cosa hai provato quando ti sei trovato davanti calciatori come Peruzzi, Nesta e Crespo?
"Provai un'emozione pazzesca, la Lazio in quel momento era la squadra più forte al mondo. Entrai in punta di piedi. Quando c'era la sosta per le nazionali, Formello era vuota: questo la diceva lunga sulla qualità di quella squadra".

Diventi il padrone della fascia sinistra e sfiori la finale di Coppa Uefa. C'è qualche rimpianto per la gara di andata contro il Porto (persa 4-1, ndr)?
"Non tanti, sinceramente. Loro erano all'inizio di un ciclo dove con Mourinho avrebbero vinto tutto. Passammo in vantaggio ad Oporto, giocammo alla grande per il primo quarto d'ora. In Europa però basta una piccola distrazione per pagarla cara ed essere eliminati. Incassammo 4 gol e al ritorno fu impossibile ribaltare la situazione".

Tanti infortuni l'anno successivo ma una Coppa Italia conquistata da protagonista. L'anno più bello?
"Assolutamente. Una stagione bellissima, giocavamo un calcio pazzesco con una mentalità vincente. Ci siamo divertiti tanto con Mancini, avevamo tutti un bellissimo rapporto. Trovai il mio primo gol in Champions League e a maggio conquistammo la Coppa Italia contro una Juventus piena di campioni".

2-0 all'andata, con un tuo rigore sbagliato, e 2-2 in rimonta a Torino.
"Incredibile, la mattina prima della gara di andata avevo segnato tutti i rigori. Quella sera andò male, per fortuna ci pensò Fiore con una doppietta. Al ritorno andammo sotto 2-0, da quel momento cominciammo a giocare e ci prendemmo la Coppa davanti ai nostri tifosi che avevano invaso Torino. Sento ancora Inzaghi, Oddo e Liverani". 

A proposito di Inzaghi, te lo saresti mai aspettato così decisivo da allenatore?
"Abbiamo allenato nel settore giovanile della Lazio nello stesso periodo. Simone ha sempre avuto la forza e la bravura nel caricare il gruppo, sfruttando al meglio tutte le risorse a disposizione. Ha fatto la gavetta, si è conquistato tutto con il lavoro sul campo".

Qual è il segreto della sua Lazio?
"Ho visto tutte le partite, c'è un gruppo unito. Senza questo stop, avrebbe vinto lo scudetto. I biancocelesti andavano a mille all'ora, la cosa più bella è il cambio di mentalità che c'è stato, si punta sempre a vincere. E questo alla lunga porta punti pesanti, come testimoniano i tanti successi arrivati in extremis. Merito poi anche dei tanti calciatori di qualità, su tutti Luis Alberto e Milinkovic. Per Immobile invece ho finito le parole, segna un gol a partita".

Continua la dinastia brasiliana alla Lazio, con un Luiz Felipe in grande ascesa.
"Ha avuto una crescita importante, ma non mi ha sorpreso. È andato di pari passo con quella della Lazio, quando si lavora bene con dei valori tecnici di livello nessun obiettivo è irraggiungibile".

Ti rivedi in qualcuno della Lazio attuale?
"Dico Correa. Anche il Tucu ama puntare gli avversari in velocità. Oggi purtroppo lo fanno in pochi. Quando giocavo, pregavo di trovare qualcuno da saltare sulla mia fascia. In Italia sono cresciuto a livello difensivo e tattico ma non ho mai perso la voglia di rischiare il dribbling. A Correa manca solamente il gol, per le qualità che ha potrebbe segnare di più".

Quale tuo ex compagno biancoceleste avrebbe potuto fare bene anche in questa Lazio?
"Sicuramente Liverani, Fiore ed io (ride, ndr). Anche la nostra 'Banda Mancini' era una squadra molto tecnica".

Ora cosa fai?
"Ho concluso degli stage in Brasile, vorrei allenare in Europa. Mi vedo bene a lavorare con una squadra di professionisti, dopo averlo fatto con i giovani. Adesso però conta solamente la salute. Sono preoccupato anche per il futuro del mio Brasile, ma allo stesso tempo felice perché ci stiamo riabituando a passare del tempo in famiglia".