Nove gennaio del 1900, anno Santo: sono da poco terminati i lavori del Ponte Margherita che congiunge piazza del Popolo a piazza della Libertà balcone elegante sul Tevere dove fa capolinea una piccola ma nodale stazione filoferrotranviaria romana. Ed è proprio a piazza della Libertà, dove ogni anno migliaia di tifosi ancor oggi attendono la mezzanotte tra l’8 e il 9 gennaio per brindare alla Lazio, che nove giovani si riuniscono.
Sono sportivi: d’estate si cimentano nelle specialità che il Tevere ancora balneabile consente: canottaggio e nuoto.
Quando si avvicinano i rigori invernali si dedicano al podismo. E di lì a poco ci sarà proprio la corsa di Roma, nastri di partenza proprio a piazza del Popolo: nelle regole d’iscrizione si legge che gli atleti dovranno correre per una Società. Quei nove ragazzotti stanno ragionando da giorni sul nome di questa, sui propositi, sulla sede, sui colori, soprattutto sui soldi da rimediare…

Campione di podismo e leader naturale di quel gruppo per età e carisma è Luigi Bigiarelli, graduato dei bersaglieri, corpo di grande fascino in quel periodo grazie ai freschi ricordi di Roma Capitale d’Italia e dei cappelli piumati di corsa nella breccia di porta Pia con un carico di sogni e belle speranze.
Per quanto attiene alla sede si farà un affarone: per una lira “la Lazio” troverà casa a due passi. E la lira uscirà fuori da una autotassazione tra atleti, familiari e simpatizzanti. …E’ questo il primo nucleo di una passione che si tramanderà di generazione in generazione.
Per quanto riguarda simbolo e colori si pensa in grande.
L’aquila conquista tutti perché animale fiero e simbolo delle legioni romane: non si può certo dimenticare che il mito di Roma, Capitale della nuova Italia, andava in quegli anni per la maggiore e che il gruppo dei militari intorno alla Lazio si fece sentire.
Discorso maggiormente ispirato allo sport per quanto attiene ai colori: saranno biancocelesti in onore della Grecia, patria delle prime Olimpiadi moderne. Il nome, quello della Regione d’appartenenza.

Questo i nove decisero allora, mai immaginando cosa sarebbe diventato il movimento Lazio. Oggi, più di cento anni dopo, la Lazio gioca all’Olimpico di Roma del quale detiene il record di spettatori, oltre 80.000 nell’anno del primo Scudetto, record ineguagliato (Roma e Nazionale comprese), ha vinto in Italia ed in Europa nel Calcio e in tutte le altre discipline, ha una polisportiva che con le sue oltre 30 sezioni è la più grande e decorata d’Europa, si fregia del raro titolo di Ente Morale ed è Stella d’Oro al merito sportivo.

Quel che successe da quel giorno del 1900 è una sequenza di ricordi e conquiste straordinarie.
La corsa di Roma fu un trionfo, ma quei podisti, animati dal sacro fuoco vincevano tanto, per le strade e in acqua.
Il pallone fece la sua comparsa solo un anno dopo, nel 1901: lo portò un certo Bruto Seghettini spiegando le regole di questo nuovo sport che in Inghilterra faceva faville e che in Francia cominciava a far parecchi proseliti: e Bruto proprio oltr’alpe era socio e giocava nel Racing Club di Parigi.

Per trent’anni la Lazio, che sente l’onore di aver portato il Calcio nella Capitale d’Italia (come anche la pallanuoto e il rugby a livello nazionale), vince tutto quello che c’è da vincere a Roma.
La sua fama attraversa i confini regionali, tanto che viene invitata a Pisa per disputare la finale del primo campionato centromeridionale contro la vincente di un torneo al quale presero parte il Pisa, il Livorno e il Lucca, vincitrici dei rispettivi gironi locali. E’ il giugno del 1907 e la truppa biancoceleste, capitanata da Sante Ancherani arriva in treno alla stazione di Pisa: deve affrontare tre incontri in un solo giorno. In una giornata memorabile la Lazio vince tutte e tre le partite: Lazio-Lucca 3-0; Lazio-Pisa 4-0; Lazio-Livorno 1-0. Grandi i biancocelesti al centro-sud ma non al nord dove arriveranno anche alle finali nazionali nel 1913, 1914 e nel 1922 perdendo, però, contro gli squadroni del nord rispettivamente Pro Vercelli, Casale e Genoa.

Il calcio pionieristico finisce per convenzione alla fine degli anni ’20 quando viene introdotto il girone unico e così prende quota il campionato italiano.

Negli anni trenta la Lazio è da vertice, sfiora lo Scudetto nel ‘36 ’37 e sfiora anche la prestigiosa Coppa Europa cedendo in finale agli ungheresi del Ferencvaros.: ci gioca il più grande attaccante italiano di tutti i tempi, colui che con 143 reti detiene un record di segnature difficilmente eguagliabile, Silvio Piola. Ci gioca anche un portierone come Uber Gradella. E con loro tanti altri.
Per non dimenticare il carattere polisportivo della Lazio, occorre ricordare, tra nuove fondazioni, risultati straordinari, momenti di sport epico che, tra le fila della Lazio, giocavano fior di campioni e personaggi illustri. Tra tanti altri, nella S.S.L. Escursionismo c’era il futuro Re d’Italia, Umberto II in versione Scout, nel Ciclismo corse per i colori biancocelesti Fausto Coppi: nelle fila della Lazio si annoverarono campioni Olimpici ed eroi di guerra: a molti di loro tante strade sono intitolate nella Capitale, a ricordo ed orgoglio imperituro.

Il primo trofeo, però, arriva solo nel 1958: la squadra di Fulvio Bernardini allenatore (fu il primo romano a vestire i panni della Nazionale, lui nato proprio nella Lazio) e Bob Lovati portiere coraggioso e capitano, vince la Coppa Italia battendo in finale la Fiorentina grazie ad un gol di Prini.

 

Chinaglia
La seconda vittoria è tredici anni dopo: la Lazio vince la coppa delle Alpi nel 1971: si plasma la squadra che, di lì a poco, vincerà lo Scudetto. E’ il 1974, quando la “banda” di Maestrelli, dopo averlo sfiorato l’anno prima e solo due anni dopo il ritorno in serie A, vince il tricolore grazie ad una stagione strepitosa. Mitica la formazione: Pulici, Petrelli, Martini, Wilson, Oddi, Nanni, Garlaschelli, Re Cecconi, Chinaglia, Frustalupi, D’Amico. Allenatore, appunto, Maestrelli e Presidente Umberto Lenzini.



Gli anni successivi allo scudetto sono costellati da innumerevoli peripezie e disgrazie, dalla mancata partecipazione alla coppa dei Campioni per gli incidenti in campo e sugli spalti nella gara internazionale dell’anno precedente con l’Ipswich alla malattia e poi la morte di Maestrelli, dalla partenza di Chinaglia per gli Usa alla tragedia di Luciano Re Cecconi (finse una rapina in una gioielleria di un amico..), dal Calcio Scommesse che interruppe il ciclo d’oro della Lazio alla morte del tifoso Paparelli sugli spalti, dalle difficoltà a tornare nella serie maggiore fino agli spareggi per evitare la serie C, per colpa della seconda puntata del Calcio Scommesse. Ma sono tutte queste “prove” che hanno cementato il rapporto con la tifoseria biancoceleste tra le più calde e innamorate d’Europa.

Dopo anni difficili arriva prima Gian Marco Calleri, presidente della squadra che tornò in serie A, allenatore il burbero e mitico Eugenio Fascetti: è Calleri a riassestare le casse societarie e vendere poi a Sergio Cragnotti.
Con Sergio Cragnotti, romano, tifoso laziale, la storia cambierà.

La Lazio raggiunge subito storici traguardi: cinque qualificazioni Uefa consecutive, arrivando una volta seconda (stagione 1994/95), due volte terza (stagione 1993/94 e stagione 1995/96), una volta quarta (stagione 1996/97) e una volta quinta (stagione 1992/93). Il capitano Beppe Signori, in cinque stagioni ha vinto 3 titoli di Capocannoniere.

Nella stagione 1997/98, con l’arrivo del nuovo tecnico Sven Goran Eriksson e di campioni quali Mancini, Jugovic e Almeyda, la Lazio torna finalmente a vincere: si tratta della Coppa Italia conquistata proprio davanti al suo pubblico il 29 aprile 1998, gara due contro il Milan. La squadra di Eriksson sfiora anche la Coppa Uefa, che perde soltanto nella finale di Parigi sconfitta dall’Inter.

La stagione seguente vede l’arrivo di altri grandi campioni quali Vieri, Salas, Mihajlovic, Stankovic e con il secondo Trofeo che dopo pochi mesi va ad arricchire la bacheca della Società. Sconfiggendo 2- 1 a Torino la Juventus, i biancocelesti vincono la Supercoppa di Lega (Trofeo in palio tra la vincitrice della Coppa Italia e quella del Campionato).

Quotata nel listino di Borsa in Piazza Affari dal Maggio 1998, la Società Sportiva Lazio S.p.A. diventa ben presto una grande realtà in Italia e all’estero. La Lazio conquista anche l’ultima edizione della Coppa delle Coppe a Birmingham battendo il Real Mallorca 2-1, alla fine di una stagione esaltante durante la quale è per lunghi tratti in testa alla classifica di Serie A, perdendo lo Scudetto per un punto all’ultima giornata.
Arriva nel frattempo la nuova stagione 1999/2000, quella del Centenario. La Lazio è piena di nuovi campioni: nonostante la partenza di Vieri i rafforzamenti rispondono ai nomi di Veron, Sensini, Simeone e Simone Inzaghi. Più tardi a Dicembre arriverà anche Fabrizio Ravanelli direttamente dall’Olimpyque Marsiglia.
Pronti e via e la Lazio trionfa ancora in Europa: il 27 agosto, nello stupendo scenario di Montecarlo, gli uomini di Eriksson conquistano la Supercoppa UEFA contro il Manchester United, vincitore della Champions League 1998/99.
I festeggiamenti iniziano il 9 gennaio 2000, con una bellissima festa allo Stadio Olimpico. Nel corso di una stagione difficile, intensa ed esaltante, la Lazio compete fino alla fine su tutti e tre i fronti nei quali è impegnata. Ne conquista due su tre.
Fermata nel cammino fin lì trionfale in Champions League, ai Quarti di Finale dal Valencia di Claudio Lopez, la Lazio conquista all’ultima giornata il secondo Scudetto della sua storia. Al termine di una giornata pazzesca, con la Juventus che perde a Perugia una partita che per via di un acquazzone rischiava di essere interrotta alla fine del primo tempo e la Lazio che, dopo la vittoria sulla Reggina, deve aspettare con 80 mila tifosi altri 45 minuti prima di urlare: CAMPIONI D'ITALIA!

Tre giorni più tardi a Milano contro l’Inter la Lazio conquista anche la Coppa Italia grazie ad uno 0-0 che sommato alla vittoria dell’andata per 2-1 regala il terzo Trofeo stagionale.

La Stagione 2000- 2001 dei Campioni d’Italia inizia ufficialmente l’8 settembre 2000 con un’altra grande vittoria. La Lazio di Eriksson vince la Supercoppa di Lega battendo l’Inter allo Stadio Olimpico di Roma per 4 a 3. In grande evidenza gli ultimi due acquisti dell’era Cragnotti: Hernan Crespo e Claudio Lopez. Si tratta della settima vittoria in tre anni della Lazio di Eriksson e Cragnotti.
Nel corso della Stagione la Lazio cambia l’allenatore: dopo tre anni e mezzo di trionfi la Lazio e Mister Eriksson decidono in comune accordo di lasciarsi da buoni amici. Il giorno del suo 101° compleanno la Società biancoceleste, nel mezzo di una festa bellissima e commovente, saluta tra l’ovazione di migliaia di tifosi il Mister dagli occhi di ghiaccio ma dal cuore d’oro ed accoglie un altro grande personaggio: Dino Zoff che dichiarandosi un uomo-Lazio smette i panni da Vice Presidente, tra l’altro da poco indossati, ed accetta l’incarico di guidare la squadra. La squadra guidata da Dino Zoff lo stesso anno si classifica al terzo posto qualificandosi per la Champions League.
Nella stagione 2002-2003 torna in biancoceleste Roberto Mancini, questa volta da allenatore, che prende in mano un gruppo voglioso di riscatto. I problemi economici però non mancano e solo grazie al gran lavoro del nuovo gruppo societario subentrato alla famiglia Cragnotti, costretta a lasciare la guida della società alle banche azioniste, per via di un default delle proprie aziende alimentati, la Lazio riesce a rinascere. Mancini e i suoi ragazzi centrano la qualificazione in Champions League e sfiorano la finale della Coppa Uefa. Al secondo anno di panchina, Mancini conquista finalmente un trofeo. Nonostante le difficoltà economiche non abbandonino la società biancoceleste, costringendo la squadra a fare a meno, a metà stagione a Conceiçao e Stankovic, i ragazzi di Mancini vincono la Coppa Italia TIM 2003-04. Dopo aver eliminato Modena, Parma e Milan (vincendo 2-1 a Milano e 4-0 all’Olimpico) la Lazio batte l’altra finalista Juventus 2-0 in casa e pareggia 2-2 al Delle Alpi. E’ il 12 maggio 2004 e, a trent’anni di distanza dal primo scudetto, la Lazio conquista la quarta Coppa Italia della sua storia.

Anche questa volta alle grandi soddisfazioni seguono le disgrazie e anche questa volta la Lazio rischia grosso ma viene salvata ancora una volta dall’amore della sua gente che in massa acquista azioni sul mercato e soprattutto si riversa in massa nelle piazze per gridare attenzione per la situazione della società capitolina.

La stagione 2004/05 inizia con l'avvento in Società di un nuovo azionista di maggioranza. Il 19 luglio 2004 il dottor Claudio Lotito diventa il nuovo Presidente della S.S. Lazio dopo le dimissioni dell'Avv. Ugo Longo che aveva nel frattempo gestito, da ex avvocato della famiglia Cragnotti, il delicato periodo di transizione.
Attualmente la guida della società è saldamente nelle mani di Claudio Lotito che ha riportato la situazione finanziaria del club a livelli accettabili transando il debito con il Fisco e praticando un’oculata politica di riduzione dei costi e di incremento dei ricavi. Da rilevare è lo scorporo della società S.S. Lazio Marketing & Communication che detiene la gestione del brand S.S. Lazio SpA. A livello sportivo la Lazio è tornata nel 2007-08 in Champions League dopo aver raggiunto in campionato la terza posizione ed ha vinto la Coppa Italia 2008-09 e la Supercoppa Italiana a Pechino battendo la corazzata Inter ad Agosto 2009.
Prosegue giorno dopo giorno la lunga, centenaria vita della Lazio: prosegue nelle sedi societarie, nei campi di tutti gli sport, tra grandi atleti e giovani di belle speranze. Un dedalo di storie e di vite che si intrecciano. Forza Lazio, il futuro è adesso.

TUTTI I PRESIDENTI DELLA LAZIO
1901 Giuseppe Pedercini 1944 Andrea Ercoli 1980 Aldo Lenzini
1904 Fortunato Ballerini 1947 Renato Bornigia 1981 Gian Chiaron Casoni
1924 Giorgio Guglielmi 1948 Giovanni Mazzitelli 1983 Giorgio Chinaglia
1925 Gerardo Branca 1949 Remo Zenobi 1986 Gianmarco Calleri
1926 Riccardo Barisonzo 1953 Costantino Tessarolo 1992 Sergio Cragnotti
1927 Remo Zenobi 1956 Leonardo Siliato 1994 Dino Zoff
1932 Alfredo Palmieri 1960 Massimo Giovannini 1998 Sergio Cragnotti
1935 Eugenio Gualdi 1962 Ernesto Brivio 2003 Ugo Longo
1938 Remo Zenobi 1963 Angelo Miceli 2004 Claudio Lotito
1939 Andrea Ercoli 1965 Giorgio Vaccaro
1941 Giovanni Minotto 1966 Umberto Lenzini