Il sacrificio non è mai mancato nel vocabolario calcistico di Manuel Lazzari. Quando aveva pensato di mollare con l'idea di essere un calciatore professionista, si è rimboccato le maniche e ha ripreso a correre, senza mai interrompere la sua ascesa. Dalla Giacomense alla SPAL, con il biancazzurro indosso dalla Lega Pro alla Serie A, senza tirare il fiato. Il traguardo della serie A a 24 anni, esordio all'Olimpico contro la Lazio, il suo step successivo. Un altro traguardo tagliato nel 2019, a 26 anni.

Dai campi sterrati agli stadi di provincia, fino alla massima serie e al salto di qualità. A Formello ha studiato, diligentemente, ha imparato dai compagni, fino a diventare una risorsa. Tanto da strappare la convocazione in azzurro, nonostante le presunte incompatibilità tattiche. Nella testa di tutti è solamente un quinto di destra, capace di sfruttare la profondità del campo, imprendibile per scatto e velocità, ancora poco redditizio in avanti in base alla sua abilità, limitato dalla struttura fisica per chiudere in fase difensiva. Tutti clichè abbattuti nel suo secondo campionato capitolino. Oggi in nome della tattica, dei numeri e degli schieramenti, troppo facilmente viene considerato sacrificabile...

E' già scattata la nuova sfida da vincere: addestrarsi da terzino di spinta o esterno alto d'attacco non sarà un problema. Le caratteristiche per sfondare ancora ci sono, il resto si affinerà con le qualità di un ragazzo che sa da dove e partito e dove vuole arrivare. Basterà prendere contatto con i futuri nuovi metodi e le nuove idee di gioco della squadra, basterà guardarsi negli occhi per capire che la fame, la voglia di arrivare è ancora intatta. E soprattutto è una voglia che non prevede ancora la bandiera a scacchi. L'Europeo non lo vedrà in azzurro, per una scelta dolorosa ma determinata. L'estate biancoceleste però sembra già riservare grosse sorprese, da osservare con lo sguardo di quel primo giorno a Formello di due anni fa.