Emanuele Berrettoni, ex attaccante biancoceleste ed attuale direttore sportivo del Pordenone, è intervenuto ai microfoni di S.S.Lazio Agenzia Ufficiale.

Oggi compi 39 anni: a 20 debuttavi in Champions League con la Lazio, è passata una vita.
"Un'eternità. Sono stati venti anni di carriera belli ed intensi, fatti di tappe importanti. Con molti sacrifici e un po' di fortuna sono riuscito a realizzare il mio sogno da bambino. Ho avuto anche l'opportunità di giocare in una delle Lazio più forti di sempre, vivendo quell'esperienza con l'incoscienza di un giovane per evitare di farmi mangiare dalla pressione".

Dalla Primavera alla prima squadra, un salto non da poco.
"Ho avuto l'onore di potermi allenare con tanti campioni, mi hanno fatto crescere. C'erano tanti leader in quella squadra, ogni giorno imparavo qualcosa. Soprattutto da Nesta e Favalli: sono stati fondamentali, li ringrazierò per sempre".

Dal passato al presente: ti aspettavi una Lazio in lotta per lo scudetto?
"Assolutamente sì. Non ho mai avuto dubbi, lo dicevo da dicembre e molti mi prendevano per matto. La Lazio ha tutte le carte in regola, ti trascina a livello emotivo. C'è l'alchimia giusta tra allenatore, squadra, Società e tifosi. Grazie a questi fattori, nessun ostacolo è irraggiungibile".

Sorpreso nel vedere il tuo ex compagno Inzaghi in panchina?
"Venti anni fa non lo avrei mai immaginato in versione allenatore, è stato una piacevole sorpresa. Simone si è meritato tutto questo con la gavetta ed il duro lavoro. Bravo Lotito a confermarlo dopo le sue prime sette partite. Inzaghi ha fatto capire alla squadra cosa vuol dire giocare nella Lazio".

Domanda difficile, c'è qualche analogia tra questa e la tua Lazio?
"Dico proprio Inzaghi. Per il resto sono due squadre diverse, costruite con budget e tempi differenti. Questa è partita da lontano ed ha aggiunto ogni anno un nuovo tassello, migliorando sempre di più. Adesso ha grandi calciatori come Luis Alberto, Milinkovic e Immobile, ma merita una menzione speciale Caicedo: Felipe è sempre decisivo, sia partendo titolare che dalla panchina".

Con la Primavera hai vinto uno scudetto, segui la squadra di Menichini?
"Certo, prima dello stop forzato stava attraversando un buon momento. Ha molti calciatori interessanti, serve però pazienza. Il salto dalla Primavera alla prima squadra è diventato più difficile rispetto ai miei tempi, adesso con promozioni e retrocessioni il livello del campionato si è alzato notevolmente".

Saresti favorevole alla ripresa del campionato? 
"Assolutamente favorevole. Bisogna ripartire, spero che il protocollo venga modificato e reso più flessibile. Andrebbe seguito il modello tedesco, che ci sta dimostrando quanto sia valido. Il lungo stop inciderà soprattutto sulla reattività dei calciatori, servirà una preparazione intelligente per riprendere subito la forma migliore".

Il virus ha fermato anche lo straordinario cammino del Pordenone, come ti trovi nel ruolo di DS?
"Al primo anno di Serie B stiamo facendo un qualcosa di unico. Al momento siamo quarti, in lotta con squadre che hanno speso molto di più di noi. Abbiamo un gruppo giovane ed entusiasta, anche per questo spero di terminare la stagione per vedere come finirà. Per quanto riguarda il mio ruolo, sono davvero felice. All'inizio non è stato facile il passaggio dal campo alla scrivania, adesso però mi trovo bene. Faccio parte di una società seria e con le idee chiare, così è più facile imparare. Ho poi la fortuna di avere al mio fianco la mia compagna (conosciuta ai tempi dell'Hellas Verona, ndr) e mio figlio".