Queste le dichiarazioni rilasciate da Suor Paola, presidentessa dell’Associazione So.Spe.

“Grazie per avermi invitata ad una manifestazione del genere, soprattutto per chi combatte ogni giorno contro ogni forma di violenza. Mi piace pensare che Dio, attraverso la donna, compia opere straordinarie. Quando vedo grandi donne, capaci di costruire società accoglienti, penso sempre a questa cosa e ne sono felice. Dove ci sono donne emarginate, anche queste possono fare qualcosa di speciale, come creare posti di lavoro. Accogliere le donne violentate, emarginate dalle società, è qualcosa di straordinario. Le donne sanno vedere il mondo con occhi diversi e posano lo sguardo dove gli uomini, passando, non ci fanno nemmeno caso.

Lavorando con il carcere di Regina Coeli, ho conosciuto le realtà d’origine dei carcerati. Ho girato tutta Roma, in un frangente, per cercare una ragazza di 14 anni, la quale aveva il proprio uomo in carcere ed era incinta; aveva paura che qualcuno potesse toglierle il bambino in grembo. L’uomo in casa che è violento toglie alle donne l’identità e la speranza di poter vedere un futuro. Quando vengono da me, nella mia casa famiglia, tutte mi dicono di non essere in grado di far nulla: per prima cosa, noi infondiamo nuovamente in loro la speranza nel domani. La donna forte sa parlare e descrivere ciò che le è successo: così può essere aiutata, reinserendola nella società trovando un’occupazione per sentirsi uguale a tutte le altre donne che non hanno vissuto la disavventura di incontrare un uomo violento.

Una volta è arrivata una donna con il cranio maciullato perché il suo aguzzino voleva togliere dalla testa ciò che sapeva fare: le occorsero cento punti di sutura e tantissime settimane per riprendersi. Noi abbiamo denunciato tante volte, spesso non è mai accaduto nulla ai violentatori: spero che le nuove norme possano sortire gli effetti sperati. Mi auguro che tutte le donne che sono state così fortunate da non aver subito violenza, possano apprezzare ciò che hanno in mano, riuscendo a trasmettere agli altri la nostra capacità di vedere il mondo con occhi diversi”.