Il preparatore dei portieri biancoceleste Adalberto Grigioni è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Channel, 233 di Sky.

“Domenica ho festeggiato la millesima gara da preparatore dei portieri a livello professionistico, un viaggio iniziato nel febbraio 1995 in C2 nella gara Ternana-Baracca Lupo, sono 26 anni di un percorso incredibile che mai avrei immaginato all’inizio. Mi auguravo di avere successo nel mio lavoro ma non credevo di poter raggiungere simili livelli. Ripensando al mio punto di partenza, il traguardo raggiunto è incredibile.

Avevo iniziato grazie ad un bambino affetto da distrofia muscolare, lui poteva usare solo le braccia, lui tirava la palla e io paravo, mi diceva che sarei diventato un grande portiere, lui mi ha dato l’input per questo ruolo anche perché, come tutti i bambini, mi divertivo in mezzo al campo con il pallone tra i piedi. In quei mesi facevo felice un ragazzo, nel tempo posso dire che è stato lui a rendere felice me. Lui è poi morto nel 1964 a 18 anni ma in ogni ricorrenza e vittoria importante il mio pensiero va sempre a lui.

Per tutte queste statistiche su di me devo ringraziare mia figlia Serena, che fa fatto due conti, ripercorrendo la mia carriera. Domenica ho collezionato il gettone numero 780 con la Lazio.

Un’altra persona che mi sarebbe piaciuto avere qui accanto è mio padre, che ho perso nel 1991, mi aveva sempre spronato, spero che da lassù stia vivendo le mie stesse sensazioni. L’unica partita che ho saltato è coincisa con la scomparsa di mia mamma: giocavamo di lunedì a Cagliari, lei è venuta a mancare il sabato precedente, la gara poi terminò 1-2 grazie a Caicedo.

Ora nel parco portieri della Lazio c’è un super esperto come Reina, Strakosha è un ragazzo che sta attraversando una fase delicata della sua carriera. Ciò che mi soddisfa maggiormente del mio lavoro è il fatto di avere sempre instaurato una particolare empatia con i giocatori, ragazzi o uomini che siano: il mio merito è quello di aver dato loro entusiasmo, complimenti poi anche agli estremi difensori che mi sono allenati con me riuscendo a rendere al meglio.

Quello del portiere è il ruolo più bello e con maggiore responsabilità che possa esistere: l’estremo difensore è un uomo solo che ne può salvare altri dieci, è l’ultimo baluardo.

Muslera era molto bravo, apprendeva molto velocemente, era un computer, in pochi mesi era migliorato incredibilmente, rivederlo è stato bellissimo, come già era accaduto cinque anni fa: mi ha confessato di considerarmi un suo secondo parte e questo mi ha dato una grande soddisfazione.

Massimo Nenci è una persona straordinaria, c’è armonia. Ho iniziato in Eccellenza, non avevo studiato per diventare un preparatore, ora a me piace dare i miei consigli agli altri, non ho segreti, ho appreso tutto nel tempo, anno per anno mi aggiorno, mi serve uno stimolo costante nel tempo per invogliare i portieri che alleno.

La Lazio per me è sempre stato un punto di arrivo”.